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a new man in town
dialogando si impara
la citta eterna
ma tu mi vuò bbene a me
mi manda picone
oggi comunico così
vacanze
visitato *loading* volte
Sembra anche che nel centrosinistra nessuno intenda assumersi l’impegno a gravarsi dell’eredità scomoda di Bassolino, per cui i giochi si spostano tutti nella destra. Tanti i nomi in campo, perfino l’auto-candidatura dell’europarlamentare azzurro Giuseppe Gargani, su cui però Berlusconi non è d’accordo perché troppo vecchio al suo confronto che invece sprizza gioventù da tutti i pori.
Per i campani questo turno elettorale è molto importante. Conoscere gli aspiranti prima del tempo significa farsene un quadro più preciso. Vuoi mettere Italo Bocchino con Raffaele Calabrò, Marcello Taglialatela con Stefano Caldoro, Barbara Contini con…nientepopodimeno Antonio D’Amato. Che bei nomi, però!
Di tutti questi prestigiosi personaggi della politica campana “il genio” ha fatto un solo fascio e lo ha buttato nella monnezza.
Una persona che in pochi anni ha conseguito la maturità con 60/60, la laurea con 110 e lode, il diploma al Conservatorio di Salerno, il diploma di danza, la partecipazione a Miss Italia, la soubrette a Piazza Grande di Rai 2, la responsabile giovanile di Forza Italia nella Regione campana, deputata di FI, e per non finire il Ministro più giovane dell’attuale governo. Credo che abbiate già capito di chi si tratta. E che ci vuole? Si, proprio lei: Mara Carfagna!
Al quotidiano Libero
Si candida candidamente! Che volete da un genio? Che abbia delle titubanze? Mai e poi mai. Lavora così bene al ministero delle pari opportunità. E’ vero che io non so nulla di quello che fa, ma che significa? Una rondine (la rondine sarei io, di questi tempi, poi) non fa primavera. Tutti gli altri italiani non solo sanno cosa fa, ma la apprezzano pure e non tanto per le sue indubbie qualità fisiche, ricordandosi le sue performance come soubrette e le immagini magnifiche del suo calendario, ma soprattutto per le sue proposte di legge e la loro applicazione a favore delle donne e dei più deboli (io non lo so, ma tutti gli altri si), per cui la sua auto-candidatura è stata accolta per acclamazione dal popolo campano.
Questo popolo le deve molto, tra l’altro. Voi pensate che se non fosse stato per il suo impegno Berlusconi sarebbe venuto a Napoli e sarebbe diventato “presidente spazzino”?
Berlusconi vuole bene a Napoli, ai napoletani e ad una salernitana: Mara Carfagna!
Non siete d’accordo? Ditemi perché!
Cordialmente!
Questa mattina ho ascoltato, sempre a “Prima Pagina” di RAI 3, un attacco duro di Famiglia Cristiana contro il Governo di Berlusconi. Mi sono meravigliato, perché in questi ultimi anni la chiesa in generale non ha mai attaccato duramente Berlusconi, favorendone la vittoria alle ultime elezioni con l’insistenza sulla difesa della famiglia, che Berlusconi avrebbe promesso di fare, con la difesa della vita contro l’aborto e l’eutanasia, ecc. e attaccando il governo Prodi che si sarebbe “seduto”, senza andare oltre, sui diritti civili e su questioni non avvertite dalla gente.
Devo dire che non ci ho creduto troppo, ma ho voluto controllare sul quotidiano che normalmente leggo ogni giorno.
Si, è vero! L’attacco di Famiglia Cristiana contro Berlusconi e il suo governo è stato di una violenza inaudita quanto non avrei mai immaginato.
“L’Italia è un paese da marciapiede” con il suo “presidente spazzino”. Famiglia Cristiana parla di soldati in strada “neanche fossimo in Angola”, dei sindaci sceriffi, delle norme antielemosina, ecc.
“Il Cardinale Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla politica dei rattoppi o a quella dei lustrini? La verità è che il Paese del marciapiede i segni del disagio li offre e in abbondanza da tempo, ma la politica (io direi anche i mass media) li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con l’immagine del presidente spazzino, l’inutile gioco dei soldatini, la lotta al fannullone (questa sì, meritoria, ma solo spettacolarizzata), ecc.”
L’affondo più duro ed efficace riguarda la situazione economica: “E’ troppo chiedere al governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?”
Ho riferito i punti più salienti. Mi piace, a questo punto, dare una mia versione meno efficace e meno approfondita di tutta la vicenda. Intanto la Chiesa ufficiale tace, aspettando che il governo versi il danaro pubblico per la scuola privata, quella cattolica in particolare: teme evidentemente che se entra nel merito potrebbe compromettere i rapporti ottimi con Berlusconi perdendo “Filippo e ‘u panaro”, come si dice dalle mie parti. Io temo (utinam!) che Berlusconi anche questa volta abbia fatto la promessa di congrui contributi alla scuola privata, ma non intenda mantenerla (come su tutto del resto), così sistema anche il Vaticano: non sa dove prendere i soldi, perché non ce ne sono.
Carneade, il mio cane che sa tutto, mi ha detto che Berlusconi si è arrabbiato moltissimo quando si è sentito definire “presidente spazzino”, urlando: “Non sono gli altri a stabilire i miei mestieri, ma io stesso. Vada per il presidente operaio, il presidente metalmeccanico, il presidente imprenditore, il presidente unto del Signore. Sono titoli che mi sono dato io stesso, ma essere chiamato presidente spazzino no. Non l’accetto! Presidente spazzino a me! Ma come si permette Famiglia Cristiana? E poi chi è Famiglia Cristiana? L’unica famiglia cristiana è la mia. Ve lo volete mettere in testa, italiani del c…o?”
Bondi che ha assistito alla scena è rimasto scandalizzato: “Questo giornale non sa esprimere altro che odio contro il presidente Berlusconi. E’ indecente e vergognoso!” Per chi non lo sapesse, l’attuale ministro Bondi non ha mai chiamato per nome e cognome il suo presidente, né gli ha mai dato del tu, ma solo “dottore” e “presidente Berlusconi”. Avrebbe potuto accettare la definizione che Famiglia Cristiana ha dato al capo del “suo governo”: presidente spazzino!. Mai!
Eppure, questa è una mia modesta considerazione, il titolo di presidente spazzino lo dovrebbe inorgoglire. Non sono stati gli “spazzini” ad avergli dato tanta riconoscenza e tanta gloria oggi per la “monnezza” di Napoli? E gli spazzini (a dire il vero si chiamano operatori ecologici) non sono lavoratori come gli altri? O egli teme che il significato sia di ben diversa natura?
Intanto, meraviglia delle meraviglie, perché mai fatto prima, per rafforzare la presenza dei soldati sul territorio nazionale il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, si è recato sui “marciapiedi” di Roma, avvicinandosi ai soldati e magnificandone le gesta che compiono giorno per giorno, soprattutto per l’immagine del Paese, e dicendo che la gente li accoglie con balli e canti. Ai canti e ai balli non credo, ma perché poi la gente dovrebbe odiarli o trattarli male? Le forze dell’ordine, del resto, non sono state mai odiate dal nostro paese. Qualcuno le odia, ma per ragioni ben note!
Oggi, le accuse di Famiglia Cristiana si fanno più esplicite e gravi. Citando un rapporto dell’organizzazione Esprit, scrive: “Ci auguriamo che non sia vero il sospetto che in Italia stia rinascendo il fascismo sotto altre forme”, mettendo sotto accusa in particolare le misure per il controllo dei rom e le politiche sulla sicurezza. Questa volta è Gasparri a scattare contro Famiglia Cristiana, accusandola di essere un giornale cattocomunista e minacciandola di percorrere tutte le via legali possibili per tutelare la “purezza” del centrodestra. Gasparri! E chi è costui? Non sa proprio nulla di fascismo e di manganellate? Come a dire: “Il bue chiama cornuto l’asino” o , per dirla in psicologia, minaccia gli altri per rimuovere dalla memoria degli italiani, riuscendoci pure, ciò che è stato lui in un passato nemmeno troppo lontano.
Famiglia Cristiana è andata giù pesante contro Berlusconi. Ha fatto male, malissimo!
Egli veramente merita tanta attenzione?
Cordialmente!
Sei anni fa il quotidiano “Il Mattino” del 20.07.2002 pubblicava la seguente lettera: “E va via anche il sogno di una vita normale. Chi non c’è dentro non lo può capire. Può sforzarsi forse. Questo si. Ma senza arrivarci. Vedo volar via gli anni migliori della mia vita...e con essi anche quei piccolissimi sogni di pezzi di una vita di cui assaggiamo solo qualche briciola. Questa maledetta mancanza di un lavoro certo, che faccia da faro, da guida, da punto di riferimento, da volano per far girare una vita che di vita non ha più niente. Vedo andar via anche la possibilità di costruire una storia vera con una donna..., con una donna che potrei amare..., ma che non riesco a fare. No, perchè la testa è sempre, costantemente altrove. Perchè sai, dentro di te, che darle solo dell’affetto non serve a niente. A niente. Anzi è peggio. La illudi. E continui a pensare...”vabbè, ma domani...” e intanto i tuoi “domani” stanno riempiendo il tuo cielo di speranze senza stelle. Cammini su di un tappeto fatto di illusioni amare, che ti inaridiscono anche l’anima. Chi non c’è dentro non può saperlo. No. Svegliarsi e non trovare un senso. Avere come certezza le proprie lacrime ormai asciutte. Sta andando via tutto così. E come per me purtroppo per tanti. Tantissimi. Ma che ne sapete. E non ti va di parlarne. Anzi. Ti nascondi dietro ad un’apparenza di sottile soddisfazione. Ma ingoi. Ingoi gli ultimi sorsi secchi di una dignità morale che fa a pugni con la realtà. E domani...chissà se avrò ancora una volta voglia di riaprire questi occhi per guardare al nulla...”(Massimiliano Giovine).
Il giornalista, cui era diretta la lettera, scrisse di non saper rispondere. Gli disse solo di non disperare e “continui, continui a darsi da fare. Non può andare sempre così”.
Dopo l’approvazione della manovra economica del governo, avvenuta ieri da parte della maggioranza di governo, mi sono ricordato di questa lettera e mi sono detto che, in fondo, dopo sei anni, il governo Berlusconi offre sempre le stesse “minestre”, che sono delusioni, speranze spezzate, sogni infranti. Tremonti ha dichiarato: “Una novità storica: la manovra varata prevede per i prossimi tre anni interventi ad ampio raggio, dalla Robin tax al blocco delle assunzioni dei precari, che per la maggioranza contribuiranno a sostenere l’economia”.
Mi sono chiesto in che modo?
La Robin tax non si sa con precisione come funzionerà, quali saranno i vantaggi per l’economia, chi se ne avvantaggerà. Quindi, l’incertezza regna sovrana. Solo Tremonti, beato lui come Brunetta, vede chiaro nel futuro. E il futuro dei precari? Questo è chiaro. Nulla.
Non so se Massimiliano Giovine ha trovato un posto di lavoro che lo faccia vivere dignitosamente, se ha trovato la fidanzata e l’ha anche sposata. Glielo auguro di tutto cuore!
Oggi i giovani che in buona parte sono precari e senza lavoro, a stragrande maggioranza del sud, una certezza ce l’hanno: tre anni ancora di attesa. Di che? Di presa per i fondelli per essere ancora corretto.
Eppure ho letto da qualche parte, anzi in un sondaggio di Ilvo Diamanti, che i giovani guardano con molta fiducia verso la destra, quella di Storace in particolare.
Sono frastornato! Più li sferzi, più chinano il capo. O il mondo si è capovolto o sono io a non aver capito nulla.
Allora, le rimostranze e le manifestazioni dei precari sono una finta? L’insicurezza dei disoccupati è solo una percezione? In fondo in fondo stanno bene, altrimenti perché piegare le terga “alla pecora” davanti a Berlusconi et similia?
Questo è il paese di “Alice nel paese delle meraviglie”: è tutto il contrario di quello che si vede, si dice e si fa.
Nel 2002, quella lettera scritta da Massimiliano Giovine non era vera: era solo una percezione!
La percezione ha ormai invaso gli animi, il cuore, la mente, i sogni, le speranze, ma anche il c…o!
Cordialmente!
Ormai lo sanno tutti. Se prima circolava la voce che non era sempre presente sul posto di lavoro, ma non con assoluta certezza, ora, dopo una serie di approfonditi accertamenti compiuti con scientifica accuratezza, è stato provato che anche lui è stato un assenteista. Di chi parlo? Si, proprio di Brunetta, il fustigatore dei costumi italici, il ministro che ha scelto come motto personale: “Adesso vi sistemo tutti”, fannulloni e nullafacenti dipendenti pubblici.
In tal modo, sotto la maschera di perbenismo e di lavoratore indefesso, intende far dimenticare che è stato l’europarlamentare europeo italiano più assenteista di tutti, superando anche Bossi, di cui si parlava apertamente delle sue mancate presenze all’Europarlamento anche per la sua nota malattia. Ma sembra che lo sia stato anche all’Università: spesso gli studenti gli dovevano dare la caccia per sostenere un esame con lui. Di tesi non se parlava proprio!
Non so se tutti conoscono la vicenda di “quel prete” delle mie parti, (ma si, è cosa vecchia e arcinota!) il quale predicava con veemenza dall’altare, quando la chiesa proibiva di mangiare carne di venerdì, pena peccato mortale: “Di venerdì non mangiate carne, altrimenti commettete peccato mortale e, quindi, puniti con l’inferno”. I fedeli, impauriti, si attenevano scrupolosamente al comando imperioso del prete. Un giorno un parrocchiano, per motivi urgenti, si recò in canonica proprio all’ora di pranzo e di venerdì, entrò stranamente in cucina e trovò sulla tavola imbandita un bel pollo cotto a puntino, ancora fumante, che aspettava solo di essere mangiato.
“Zì pre’, ma tu non hai predicato dall’altare che di venerdì non si mangia carne? E tu che fai, la mangi? Per te non è peccato mortale?”
Il parroco, colto sul fatto, per non prolungare un discorso che lo avrebbe portato a giustificare con arzigogolati ragionamenti il suo comportamento, rispose sbrigativamente: “Fate come dico, non fate come faccio”.
Ma la faccenda non si chiuse lì, perché il parrocchiano parlò e tutti i fedeli seppero del pollo del prete cosicché la notizia si diffuse in tutto il circondario ed oltre.
Brunetta ha fatto lo stesso ragionamento del prete. Per lui non è peccato mortale, essendo laico convinto, anzi forzista: egli può essere assenteista come il prete, gli altri no. Questi, se proprio non commettono peccato mortale perché egli non crede nei peccati, commettono un peccato assai più grave: rubano! Gli altri!
Nel centro destra sembra che tutti abbiano un canale diretto con il Signore. C’è l’unto, c’è il divorziato, c’è l’assenteista, c’è il ladro, c’è lo sniffatore, c’è il corriere, c’è il magnaccia, ecc., fino ad un certo livello s’intende, ma tutti assolti: loro possono!
Voglio sprecarmi questa mattina, citando la notissima massima latina: “Quis custodiet custodes?”. C’è in quel settore una sorta di zona franca, di strana mescolanza: controllori e controllati sono tutt’uno. Quando l’attuale capo del nostro governo era un semplice parlamentare (!?) dell’opposizione ha raramente messo piede nell’aula di Montecitorio, però l’appannaggio gli entrava in tasca lo stesso. Si dice che lo devolvesse in beneficenza, ma sempre dalle tasche degli italiani lo sottraeva. E’ comodo fare beneficenza con i soldi degli altri! Adesso il premier non è assenteista. Lo fa a tempo pieno: gli interessi sono interessi!
E Brunetta? E’ sempre presente anche lui. Se fosse assenteista non potrebbe scatenare una guerra tra i poveri. Che strano detto: “Guerra tra poveri!” Proprio così. In questo caso la guerra è scoppiata, anzi l’ha fatta scoppiare Brunetta, tra i dipendenti del settore pubblico e quello privato: ambedue poveri, poveracci! Infatti, ad essere colpiti in soldoni sono soltanto i dipendenti pubblici, perché pagati dallo Stato, quelli privati no. Di qui la guerra tra poveri. Ma non scoppia mai la guerra tra ricchi? Impossibile, mi dice un amico. Tra i ricchi non c’è mai stata guerra. Solo solidarietà. “Tu hai qualche soldo meno di me. Non preoccuparti: adesso ti do una mano per aumentare la tua ricchezza. Tra di noi mai guerra. Che scoppi tra i poveri. A noi che ce ne importa. Sono i poveri a doversi preoccupare di come sbarcare il lunario”.
Eppure gli altri italiani poveri sembrano gradire. Quando si tratta di mettere le mani, non loro, ma Brunetta e compagni (Brunetta per chi non lo sapesse è stato compagno socialista!), nella saccoccia degli altri, tutto va bene, ma guai a metterla nella loro.
La metteranno, la metteranno, la metteranno!
Finirà la guerra tra poveri? Ma nemmeno per idea!
Perché ci sarebbe Brunetta, allora?
Cordialmente!
Aiuto! Quale significato può avere il mio sogno?
E’ molto chic incominciare un articolo con “Ho fatto un sogno” alla Martin Lhuter King.
“Ho fatto un sogno” anch’io, ma il mio è stato un sogno allucinante, alienante, tenebroso. Un sogno vero, purtroppo. Ho sognato Silvio Berlusconi.
Io, che, quando sento il suo nome, mi turo quasi naso e orecchie, l’ho sognato qualche notte fa. Davvero!
Mi sono chiesto perché e come mi sia potuto accadere. Ho fatto ricorso a tutte le mie conoscenze freudiane, modeste in verità, ai significati ricorrenti sulla bocca degli interpreti dei sogni, alla smorfia addirittura (su di essa per fortuna non si fa cenno a Berlusconi!).
Se il mio è un desiderio inconscio di rassomigliargli (come età ci sono vicino). Se è un bisogno di rimozione della sua politica. Se, in fin dei conti, mi sta bene anche lui e la mia avversione è tutta apparenza. Se anch’io desidero un lodo Alfano per farne di tutti i colori. Se invidio la sua ricchezza. Se anche a me farebbe piacere avere accanto
Non sono riuscito a capire un tubo. Eppure l’ho sognato! Il contesto in cui è avvenuto il sogno ci può stare: un grande albergo della capitale, l’Ergife (in cui sono stato altre volte durante il mio incarico sindacale), per un convegno organizzato da un’associazione di cui non ricordo il nome (ma che importanza ha rispetto al sogno!). Il tema: “Come ti distruggo la disoccupazione”. Sono corso a gambe levate, perché in un momento di disoccupazione galoppante soprattutto nel sud e soprattutto per il mondo femminile non avrei potuto mancare, anche se la quota di partecipazione era a carico mio: una prima trance da versare in anticipo, la seconda durante il convegno.
Arrivo in albergo di mattina presto, deposito il mio modesto bagaglio nella stanza assegnatami e mi appresto a scendere nella sala del convegno.
Per potervi arrivare devo ovviamente uscire dalla mia stanza, cosa che faccio, mentre nello stesso momento dalla porta accanto esce Silvio Berlusconi in persona, senza scorta e senza tanti leccapiedi intorno. Appena mi vede:
“Che piacere vederla, professore! Staremo allo stesso tavolo durante il convegno”.
Rimango di sasso. Egli sa! Cerco di riacquistare un po’ di fair play e di autostima e gli rispondo:
“Come mai i posti sono stati già assegnati? In tutti i convegni cui ho partecipato potevo sedermi dove mi faceva più comodo”. E per essere almeno un po’ educato: “Nulla in contrario a sedere allo stesso tavolo con lei”.
Mi si affianca e per tutta la mattinata rimane seduto accanto a me senza mai parlare, ma con un sorriso smagliante stampato sul viso che spesso rivolge verso di me.
Imbarazzatissimo, perché non voglio che qualcuno pensi e dica: “Ah, sei amico di Berlusconi!”, cerco di sprofondare il più possibile nella sedia su cui sono seduto. Invano! Tutti gli occhi dei convegnisti mi fissano con insistenza, mentre i loro volti sembrano esprimere invidia e sconcerto quasi a dire: “Come mai tu ti trovi seduto accanto a Berlusconi?”
Vorrei rassicurare ciascuno di loro che non sono amico di Berlusconi e che il posto mi è stato assegnato a mia insaputa. Ma posso offendere così palesemente il presidente del consiglio dei ministri?
Assumo un atteggiamento più disinvolto e fingo di ascoltare attentamente l’oratore di turno, ma sento solo una voce gracchiante e non capisco un’acca, mentre Berlusconi è sempre più sorridente e mi guarda con insistenza.
Ad un tratto mi si avvicina un cameriere che mi sussurra all’orecchio: “L’altra parte della quota di partecipazione deve consegnarla direttamente al presidente Berlusconi. Tutti gli altri l’hanno già fatto. Resta soltanto lei!”
Mi alzo di scatto e fuggo.
Il sogno finisce qui. Non ci ho capito un tubo. C’è qualcuno che mi può aiutare?
Cordialmente!
Non mi ricordo il nome del ministro Brunetta. L’ho cercato su tutti i giornali, ma non mi risulta. Quando si scrive di lui, tutti dicono solo il ministro Brunetta…Ma dico io, già è corto, ora gli togliete anche il nome, volete proprio farlo sparire?
Forse a volerlo togliere dalla scena politica italiana sono milioni di dipendenti pubblici, perché secondo lui sono loro la rovina dell’Italia. Potrebbero anche riuscirci se preso per il verso giusto. Per adesso è lui a tenere il coltello dalla parte del manico: ah, se gli si ritorcesse contro! Non lo dico io, ma i dipendenti pubblici. Io sono pensionato!
Si dice che gli uomini piccoli si muovono con molta velocità, tanto che le donne del paleolitico preferivano i compagni piccoli perché si muovevano con più velocità tra gli “intrighi” della natura (oggi è un’altra cosa!?) e Brunetta lo sta facendo: subito un decreto legge contro i fannulloni anche se sembra che abbia chiesto scusa ai dipendenti pubblici, dicendo che la frase gli è scappata, preso com’era dalla frenesia di fare presto altrimenti l’Italia andrà in quattro e quattr’otto in malora, mentre lui la vuole salvare dalla catastrofe imminente e dalla presenza pericolosa dei fannulloni. In effetti il termine “fannulloni” è di un altro illustre professore universitario, nonché giornalista (quanti soldi e da quante parti!), un certo Ichino, ora deputato del PD (ma Veltroni non sapeva che già guadagnava tanto? Ancora più soldi gli doveva procurare?), il quale per colpa di un professore di sua conoscenza (che frequentazioni!) che si assentava dalla scuola per malattia in giorni ben determinati, il lunedì e il venerdì e i giorni di lavoro tra i ponti festivi, ha esteso la “fannulloneria” a tutti i docenti e, poi, è stato gioco facile includere nella categoria dei fannulloni tutti i dipendenti pubblici. Maledetti dipendenti pubblici, perché non passate nel settore privato. Lì si che non potreste fare danni, altrimenti sareste aggiustati per le feste. Così tutti potrebbero respirare aria più pulita: con tutta la “puzza” che si portano dietro per colpa dei lauti stipendi di cui godono hanno infestato e infestano l’ambiente!
Guarda caso, anche Brunetta è un dipendente pubblico, fa il professore universitario a tempo perso (nell’università quanti fanno il tempo pieno?), ma per lui non ci sono problemi: adesso fa il ministro, domani continuerà a fare il “lecca…” di Berlusconi che sta risolvendo tutti i problemi italiani, a partire dalla “mondezza” di Napoli all’Alitalia, dopodomani vivrà di pensione e che pensione!
Il vero problema di adesso è come far fuori i dipendenti pubblici o, per essere più precisi, come renderli innocui e…schiavi, perché solo con la schiavitù, che significa anche paura, si domano i riottosi e più riottoso del pubblico impiego non c’è nessuno.
Mi sono perso un po’ nei meandri della satira, se satira si può chiamare, mentre occorre esaminare anche con qualche considerazione ad hoc le conseguenze del decreto dell’ormai famoso ministro Brunetta.
Intanto, anche oggi, o meglio ieri, il dipendente pubblico poteva essere sottoposto a visita fiscale il primo giorno di assenza per malattia durante una fascia oraria precisa: di mattina, ore 8 - 12; di pomeriggio, ore 17 – 19. Non so se il ministro Brunetta sia a conoscenza di questa norma. Se lo sa intende non porre limiti alla fascia oraria che diventa continua. Quindi anche di notte. Se il medico fiscale soffre d’insonnia per stancarsi prende l’elenco dei dipendenti pubblici in malattia e li visita ad ore imprecisate di notte come fanno i carabinieri che arrestano i ladri quasi all’alba, temendo che possano fuggire con la luce del sole. Il dipendente pubblico potrebbe essere colpito da infarto: bazzecole! Del resto che cosa sono i pubblici dipendenti se non ladri autorizzati? E poi sarebbe possibile, senza la possibilità di controllarli, che essi vadano a divertirsi in una discoteca o in un privè. Di notte… Con lo stipendio che percepiscono (si, si, “percepiscono” come con la sicurezza! Del resto in Italia si vive più di percezione che di realtà) si possono dare alla pazza gioia: bisogna assolutamente impedirlo!
Facciamo qualche esempio per andare un po’ di più sul serio. Per i primi dieci giorni di malattia viene decurtata sullo stipendio del dipendente pubblico una certa cifra per dissuadere i fannulloni dal darsi ammalati (non solo fannulloni, ma anche malati!).
La tutela delle lavoratrici madri riguarda i figli solo fino a tre anni di età. Superata questa fatidica soglia, il bambino diventa adulto! Se, prima del decreto Brunetta, il bambino si ammalava dopo tre anni e un giorno di età, la mamma di solito prendeva alcuni giorni di malattia per se stessa per accudirlo durante la malattia spesso con la complicità del medico di famiglia. Oggi, se dovesse farlo, incorrerebbe in due grosse gravi conseguenza: il licenziamento e la decurtazione dello stipendio. Da noi si dice: cornuto e mazziato!
Un altro caso. Una donna, sempre dipendente pubblica, si trova in stato interessante. Ieri, se la gravidanza fosse stata difficile, bastava andare dal proprio ginecologo che le prescriveva riposo assoluto per evitare un parto prematuro e pericoloso. Oggi, a chi ricorre? Sempre al ginecologo, direbbe Brunetta, ma non solo avrebbe un tot di decurtazione dallo stipendio per i primi dieci giorni di assenza, ma per far valere i suoi diritti deve recarsi successivamente dal medico di base per ottenere il certificato da esibire al proprio ufficio, perché anche il medico di base, a questo punto, intende metterci il naso. Giustamente! Quanti giri viziosi! E se nel frattempo, esasperando la situazione, la povera futura mamma dovesse perdere il bambino per i tanti giri con stress fatti con chi dovrebbe prendersela? Con Brunetta? No, direbbe Brunetta in questo caso. E con chi allora? Con il ca…so. Già le nascite sono quasi a percentuale zero in Italia. Poi? Ci sarebbero solo morti. Che bella prospettiva!
Ho citato due casi emblematici che potrebbero verificarsi come tante altre volte è avvenuto. Ce ne sarebbero tanti, ma per brevità non vado avanti sulle assenze per malattia, perché le assenze, se ritenute false, avrebbero delle conseguenze non marginali: il licenziamento.
Un altro caso neppure tanto strano: in un paesino dell’entroterra salernitano ci sono solo due medici di base, che a vicenda, secondo di chi è il paziente, fanno anche i medici fiscali. Spesso in un piccolo centro i medici locali non vanno d’amore e d’accordo (parlo per esperienza diretta). O sono invidiosi l’uno dell’altro per il numero dei pazienti (e qui scatta un appannaggio diverso, perché come tutti sanno esso dipende dal numero dei pazienti) o perché l’uno è ritenuto più bravo dell’altro o ancora sono di colore politico diverso. A quale santo deve votarsi il povero malato? Arriva il medico fiscale avverso, il quale dice a se stesso, se non è onesto fino in fondo: “Adesso faccio un bello scherzo a quello st…del collega. Non riconosco la malattia al suo assistito!” L’altro a sua volta fa la stessa cosa con il paziente della controparte: una bella catena di S. Antonio! Chi ci va di mezzo? Il malato, che deve augurarsi che il medico fiscale provenga dal più vicino distretto sanitario distante per lo meno trenta chilometri nelle zone di cui parlo. E qui scatta non solo il costo della visita fiscale, ma anche il costo del carburante per i chilometri fatti, andata e ritorno. Anche oggi è così. La spesa raddoppia. Chi paga? Brunetta? Che c’entra Brunetta? Il ministro ha emanato le disposizioni, ai soldi ci pensa pantalone. Così vogliamo una amministrazione pubblica più efficiente? Naturalmente tutta questa organizzazione comporta un aumento del numero dei medici (un po’ di disoccupazione in meno non fa male a nessuno, soprattutto se il ministro o qualche suo amico hanno un figlio medico alle prime armi. E se è alle prime armi come può non confermare una malattia diagnosticata da un altro medico più anziano o addirittura da un luminare?) Mi sto impantanando! Volevo dire che questa mastodontica organizzazione ha un costo elevato? Chi li caccia i soldi? Brunetta? Ma neppure per idea. Lui fa il ministro della funzione pubblica, mica il ministro dell’economia!
In ultima analisi il disegno del ministro Brunetta andrà in porto, perché i sondaggi da una parte gli danno ragione, i mass media dall’altra pure. E pure Virgilio/Alice ha intestato il suo articolo, in prima pagina: “Giro di vite sui furbetti della pubblica amministrazione: è guerra ai malati immaginari”. In fondo alla stragrande maggioranza della popolazione quest’operazione demagogica e dispendiosa piace molto come piace agli elettori di Berlusconi. D’altronde sono gli stessi a ritenere che i dipendenti pubblici sono tutti fannulloni.
P.S.: tutti hanno potuto notare che non ho fatto cenno alla legge n…., al decreto n…., alla circolare n…., all’ordinanza n….A me i numeri non fanno troppa simpatia anche se il mondo si regge sulla matematica. Anche perché mi ricordano l’età anagrafica di una certa persona: ohi, ohi, ohi!
Attenzione! Mi è venuto in mente: il ministro Brunetta di nome fa Renato. Gli ho ridato l’altra metà della sua altezza. Che diamine!
Cordialmente!
Non so cosa pensare del caso drammatico di Eluana Englaro. Quando scoppiò il caso di Terry Schiavo in America, mi accinsi a scrivere le mie impressioni, ma mi balenavano nella testa tanti pensieri, tra l’altro talmente contrastanti tra di loro, che mi bloccai e non ne feci nulla.
Ora si presenta una situazione analoga e riguarda una ragazza italiana in coma da sedici anni. Anche adesso mi turbinano nella mente tante idee, anch’esse contrastanti tra di loro, ma questa volta voglio cercare di ragionare più con me stesso che con gli altri, vicini o lontani dalla tragedia della famiglia Englaro.
L’eutanasia e il testamento biologico, oggi, occupano un grande spazio sui mass media italiani anche a causa della “vicenda” Englaro. Siamo di fronte a due problemi di capitale importanza, ma anche se qualcuno mi ha consigliato di conoscere i problemi in tutte le loro sfaccettature prima di esprimere le mie sensazioni, ossia a fondo, desidero fare alcune considerazioni personali, modeste quanto si vuole, ma che partono dalla mia testa senza troppe influenze da parte esterna: leggi, diritti, tendenze religiose e politiche!
Dico subito che non vorrei trovarmi, e tantissimi come me non lo vorrebbero, nei panni del padre della giovane Eluana: la sua croce è talmente pesante che io ne sarei già schiacciato. Per questo motivo rimpiango i tempi antichi: quando la morte arrivava non si cercava di allontanarla perché non esistevano i mezzi e gli strumenti adatti per farlo. Non c’era alcuna forma di accanimento terapeutico o prolungamento artificiale della vita. Quindi, la famiglia poteva soltanto soffrire quando la parca Atropo decideva di tagliare il filo della vita!
Oggi la scienza ha fatto progressi tali che, come si dice, si riesce a tirare il moribondo per i capelli e riportarlo in vita. Mio padre, per esempio, che è morto tanti anni fa per infarto dopo aver sofferto di angina pectoris forse avrebbe vissuto più a lungo con un’angioplastica o con un bay-pass coronario.
Ma di fronte al coma, irreversibile per giunta, la medicina si trova ancora in grosse difficoltà sia per tenere in vita il paziente, sia per stabilire con cognizione di causa se ci sarà o meno il risveglio dal coma: alcuni casi emblematici e inspiegabili verificatisi nel recente passato gettano nel dubbio i “poveri” medici e ancora di più i parenti del paziente. Il padre di Eluana ha ragione quando chiede di poter porre fine alla sofferenza della figlia, adducendo il motivo che la stessa aveva espresso questa sua volontà quando era ancora lucida e cosciente? Forse o senza forse, si!
Io, forse perché non mi trovo nelle sue condizioni, avrei molte perplessità e sicuramente molti sensi di colpa e naturalmente molta sofferenza, se dovessi decidere di staccare la spina per far morire una mia figlia. Ripeto, parlo per me non come credente, ma come padre. A parte l’eutanasia che mi spaventa, per motivi abbastanza evidenti anche in ciò che sto scrivendo, come padre, ma anche come essere umano, avrei molte difficoltà a decidere se un mio parente molto prossimo deve morire o continuare a vivere. Ricordo il libro “Paula” di Isabelle Allende, la quale per tutto il periodo del coma, dichiarato irreversibile, della figlia le rimase accanto giorno e notte finchè non cessò di vivere, pur di poterla vedere ed accarezzare. E’ vero che il coma della figlia della Allende non durò a lungo, ma se fosse continuato come si sarebbe comportata?
E’ vero che vedere una figlia distesa su di un lettino con tubi e tubicini, senza dar segni di vita, che non può rispondere alle carezze e alle parole dei propri cari, procura una sofferenza indicibile per chi le sta vicino, ma non poterla più neanche vedere…
Non voglio parlare di “pietas”, perché mi si potrebbe accusare di essere troppo vicino alle posizioni della Chiesa. Voglio parlare di “amore” terreno, quell’amore che unisce indissolubilmente genitori e figli, nonostante possano esserci o esserci state delle incomprensioni tra di loro, che proprio nei momenti difficili si affina, si ingentilisce, aumenta a dismisura.
Allora, cosa farei se dovessi trovarmi nei panni, nella pelle, nel cervello, nel cuore del padre di Eluana? Forse vorrei continuare a vederla e a carezzarla...
Cordialmente!
Questa di oggi è una giornata no. Non perché non ve ne siano state nel passato, né che non ce ne saranno in futuro. E’ una giornata no e vorrei che lo fosse per tantissimi che conoscono già la notizia sentita questa mattina per radio e pubblicata anche dal quotidiano “Avvenire” (che a dire il vero non ho mai letto e non leggo): alcune mamme sono state costrette a gettare in mare i corpi dei figli morti dai barconi della speranza.
Gli altri “passeggeri” del famigerato (!?) barcone hanno raccontato, appena sbarcati a terra, che alcune mamme hanno dovuto “buttare” a mare i figlioletti morti per il caldo e la sete, perché il fetore della carne in putrefazione dei loro bambini era insopportabile per gli altri “ospiti” del barcone. Quindi con la morte nel cuore e con le lagrime agli occhi si sono dovute disfare dei corpicini dei loro bambini.
Per me è una notizia sconvolgente che mi rimarrà nel cuore e nella mente per tutta la giornata. Domani, forse o senza forse, penserò ad altro come spesso mi è accaduto. Oggi, intanto, la scena di queste disgraziate mamme che gettano (non sono riuscito a trovare un altro termine un po’ meno crudo!) a mare i corpicini dei loro figli rimarrà davanti ai miei occhi in maniera indelebile. E’ una giornata no, appunto!
Dopo migliaia di anni dalla comparsa dell’uomo sulla terra, dopo la venuta di Cristo, dopo la presenza del Mahatma Gandhi, dopo l’illuminismo, la rivoluzione francese, dopo l’ONU,
Non voglio andare lontano. Non voglio nemmeno parlare del Papa e della Chiesa, né di Berlusconi e di Veltroni. No. Voglio rivolgermi a quegli uomini che ci governano oggi, ma anche ieri e domani e chiedere loro: “Ma questa notizia ha lasciato una traccia nelle vostre coscienze?”
Quando ho sentito che Maroni, Frattini, Ronchi si sono indignati contro
Di quale civiltà parlano, allora? Della civiltà della barbarie o degli interessi dei più forti e benestanti?
Ma questi signori che ci governano hanno figli, nipoti, fratellini? Sembra di no, se non riescono a commuoversi, impietosirsi, a sostare un attimo prima di continuare su questa strada infame che nulla di umano e di cristiano contiene verso il prossimo.
Quando stamattina, nonostante tutto sono andato al mare in compagnia dei miei nipotini, ho raccontato ad una persona molto vicina la notizia appresa dalla radio, mi sono sentito rispondere: “Ma perché vengono in Italia? Non possono restare nei loro paesi?”
Ho alzato la voce: “Se quelle povere mamme si fossero trovate bene nei loro paesi, in cui la morte dei loro cari è quasi certa per le condizioni di miseria in cui vivono, sei sicura che sarebbero salite su barconi della speranza?”
Ritornato a casa mi sono precipitato a comprare altri giornali. La notizia non è riportata. Solo “Avvenire”!
C’è una ragione? Dovrei aprire una discussione infinita che tutti sanno dove mi porterebbe: sarebbero parole al vento, sprecate!
Cordialmente!
Da un paio di giorni, su “Il Mattino” di Napoli, impazza la presenza del “principe” di casa Savoia: Emanuele Filiberto. L’ultimo rampollo di casa Savoia, diventato cittadino italiano, sta facendo un tour sulle coste del Cilento per conoscere le zone più belle d’Italia. “Sono 5 anni che giro per l’Italia, conosco persone, scopro il territorio e divento al 100% italiano. Credo che sia l’ora di fare il passo successivo e pensare concretamente a cosa fare”.
Per queste sue dichiarazioni gli è stata offerta la presidenza del Parco del Cilento e del Vallo di Diano, subito. Il sindaco di Centola annuncia: “Lo chiederò subito al ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo”. E con lui un codazzo di personaggi, tutti schierati a destra, compreso un giovane sacerdote, che è la guardia d’onore alle "reali tombe" nel Pantheon, don Pasquale Gargione, ventottenne vice parroco di Novi Velia, Ceraso, S. Biase e Massascusa. Dove lo trova il tempo, don Pasquale Gargione, per dedicarsi anche alle "reali tombe del Pantheon” non si sa. Al contrario di tanti giovani in cerca di un’occupazione quasi impossibile, egli è invece un lavoratore indefesso.
Temo, però, che il principe abbia commesso una gaffe imperdonabile. Tra le sue numerose esternazioni ha espresso un giudizio estetico anche sulla Prestigiacomo, che tutti sanno essere ombrosa e permalosa: “Le ministre Prestigiacomo e Carfagna? Tutte e due brave! Bella
Ma benedetto principe proprio sulla Prestigiacomo doveva esprimere un giudizio estetico di così gran valore con tutte le bellezze naturali e architettoniche del territorio cilentano? Bravo e bello il principe, seguito nel suo tour campano da tanti personaggi del posto, perfino dalla direttrice del Museo del mare di Pioppi ed esponente provinciale di AN, tra cui molte donne su cui mi auguro non abbia espresso giudizi estetici, ma solo valutazioni sulla loro intelligenza per averlo accolto così calorosamente. Sembra, anzi non sembra, è proprio successo, che abbia rilasciato numerosi autografi mentre sostava beato e rilassato a bordo piscina nel corso dell’aperitivo offerto dal grand hotel S. Pietro di Palinuro. Beata gioventù! L’agognato principe, erede del regno d’Italia, non si è reso conto che siamo diventati una repubblica e che le ministre vanno valutate solo per la loro avvenenza? Ma le valutazioni devono essere accorte, discrete, possibilmente positive e bipartisan. Con tutta la sua esperienza internazionale (ha sposato pure un’ex attrice!) come mai non è riuscito a contenersi nei suoi giudizi? Pure lui ritiene
Che dite? Diventerà presidente del Parco nazionale del Cilento?
Cordialmente!
P.S. Volutamente non ho fatto i nomi dei personaggi che hanno fatto da "corona" al principe di casa Savoia nel suo tour salernitano: avrei potuto creare qualche incidente diplomatico se ne avessi dimenticato qualcuno. Il nome del giovane sacerdote, con nostalgie monarchiche, basta e avanza.
Forse l’avete già capito. Io sono addetto alla spesa quotidiana, quella semplice semplice: il pane, il latte, qualche volta le uova (quelle quasi di giornata altrimenti corro il rischio di riportarle al supermercato!), l’acqua minerale (sempre la stessa), il giornale (quello che leggo io, ma è l’unico privilegio consentitomi). Il resto è riservato a mia moglie: la carne, il pesce perché lei dice di sapere quando è fresco, la frutta, i biscotti, ecc. E’ una divisione di compiti equa: io sotto controllo, lei libera! Ma va bene così. Sapeste quanti rischi evito!
Stamattina, appunto, sono uscito di casa di buonora per la solita spesa e come ogni mattina mi sono guardato in giro per vedere i due gattini con la mamma che da meno di un mese gironzolano intorno a casa mia. Ne ho visto solo uno: steso a terra schiacciato da un’auto! Della mamma e del fratellino o sorellina neppure l’ombra. Non ci sono rimasto bene, per non dire altro, ma non ho avuto il coraggio di “buttarlo” nel bidone della spazzatura proprio lì accanto. Quando sono ritornato dalla spesa una mezz’orata dopo il gattino morto non c’era più. Nello stesso posto c’era l’altro che annusava il terreno e si guardava intorno. Non ho visto la mamma. Il gattino annusava ed emetteva un miagolio appena percepibile, ma continuo. Gli sono passato accanto e mi è venuta voglia di accarezzarlo quasi per consolarlo: è fuggito via! Dopo un poco mi sono affacciato al balcone e il gattino era ancora lì ad annusare il terreno e a miagolare. L’ho guardato a lungo con un grosso magone nel petto. Se non mi vergognassi potrei anche dire con gli occhi velati di…
Ho pensato solo: “Povero gattino, adesso non ha più la compagnia del fratellino con cui giocava a rincorrersi lungo la strada e nei giardini intorno. Deve vedersela da solo. Ce la farà?”
Si potrebbero fare tante considerazioni su questo episodio tutt’altro che insolito: quanti gattini, cani e altri animali giacciono lungo le strade di casa nostra e del mondo.
Non voglio addentrarmi in considerazioni che potrebbero avere un sapore retorico e melenso.
Ho raccontato un incidente ad un gattino…
Cordialmente!